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    Fiato sospeso ~ S.Vecchini,Sualzo

    Olivia è un’adolescente che vive in una realtà fatta di “io questo, non posso farlo”. Colpita fin da piccola da una particolare forma di allergia, è cresciuta  mangiando cibi insapori, stando ad osservare, curiosa, i suoi coetanei giocare fuori dalla finestra, con vestiti alla moda, senza impedimenti, nè limiti, se non quelli dovuti all’età. Olivia vive col fiato sospeso.

    Olivia però nuota e l’acqua è la sua bolla vitale. Nuotando, si sente libera, si sente capace,  si sente una delle tante e non quella strana. Anche se sicuramente non è una ragazzina qualunque, è particolare anche solo per com’è fatta: capelli riccioli corti, che le incorniciano il viso, è esile e alta e si veste sempre di bianco, come a volersi annullare, nascondere.

    L’unico amico che ha si chiama Leonardo, ed è il Suo grande amico, un ragazzino più piccolo di lei, di un’intelligenza sopra la media e forse proprio per questo, perchè accumunati da una certa “diversità”, riescono ad avere un rapporto speciale, sincero, profondo. Sarà la scossa di un evento inaspettato e spiacevole a rappresentare invece per Olivia la svolta verso la condivisione con l’altro, l’apertura alla vita, l’espirare del  fiato.

    Silvia Vecchini e Sualzo sono marito e moglie e sono gli autori di questo fumetto. Al di là della dolcezza del connubio – mi commuove sempre la cooperazione verso la realizzazione della stessa cosa di persone che si vogliono bene- mi commuove ulteriormente l’immaginarlo come un dono, per i propri figli. La storia di Olivia è una storia che però non credo sia banalmente rivolta agli adolescenti, almeno io non l’ho interpretata così, ma a tutti coloro i quali necessitano di “spiccare il volo”, di “buttare fuori” fiato e voce, di esserci, di presentarsi al mondo dicendo: “ecco, io sono qua e sono così”. E questo fa paura, si rimane spesso in bilico, con il fiato sospeso, come su di un trampolino pensando “ora mi butto”, sentendo la tensione delle gambe, ma rimanendo fermi, oppure standosene al coperto, nel posticino in cui ci sentiamo sicuri, tranquilli, protetti, e abbiamo la paura di venirne fuori, perchè saremmo esposti. E non importa di cosa abbiamo paura, o meglio, non lo sappiamo, ma il solo pensiero che ci può essere qualcosa, ci terrorizza.

    Beh, non credo che Fiato sospeso sia solo un libro per ragazzi, semplicemente per il fatto che io in Olivia mi ci sono rispecchiata. Mi ha ricordato me. Non solo per i ricci (…..) e non solo perchè mi ha riportato a com’ero io da ragazzina, mi ci ritrovo anche ora che di anni ne ho 30. Perchè anche se si è adulti, capita di volersi rifugiare, di non avere la forza di uscire fuori e respirare a pieni polmoni. Poi sarà anche che io il volo, forse non l’ho ancora intrapreso, ma questa è un’altra storia.

    La forza di un’opera artistica credo stia nella capacità che ha di essere universale. Io non sono ovviamente l’universo – per quanto spesso pecchi un po’ di megalomania – ma almeno con me sicuramente Silvia ed Antonio ci sono riusciti. E volevo ringraziarli, perchè mi sono sentita compresa.

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    L’improvvisatore ~ Sualzo

    Ultimamente ho una strana sindrome, la fumettite. Sono attratta dai fumetti o per meglio dire dalle graphic novel, che fa più chic. Oltre che per le edizioni, che trovo esteticamente molto belle, sto scoprendo il gusto, che non ho mai davvero avuto, per le storie illustrate, la capacità immediata e visiva di raccontare delle storie.

    Dopo questa doverosa premessa – così capite il motivo per cui recensisco fumetti – vi voglio consigliare L’improvvisatore di Sualzo (Antonio Vincenti), che ho appena scoperto.

    Di solito entro in una fumetteria e sbircio tra le copertine, sfoglio un po’ e se mi ispira compro. Anche per questo fumetto è andata così, era tempo che volevo comprarlo e ora l’ho letto.

    Credo che la storia sia brillante,  in buona parte autobiografica e a me attirano molto le storie di chi si vuole raccontare. I disegni, all’inizio mi stonavano perchè troppo vividi, troppo colorati, ma dopo poco invece ho apprezzato la fisionomia di Elia, il protagonista e me lo ha reso simpatico, anche per le battute brillanti e per l’aura un po’ da sfigato buono ma capace, che si porta con sè. La musica è l’altra protagonista, non solo quella suonata da Elia, sassofonsita jazz maestro solo per sbarcare il lunario, ma anche quella delle parole delle numerose poesie che sono citate e che talvolta accompagnano le immagini senza dialogo, quasi a raccontare loro, la storia. Non ho fatto a meno di notare con piacere la citazione di Pessoa, autore cui sono legata, che da quando avevo letto il suo Il libro dell’inquietudine ci sono rimasta appiccicata come ad una calamita, ma questa è un’altra storia.

    C’è anche l’amore che fa da sfondo, un amore delicato che colpisce Elia all’improvviso e  lo riempie di dubbi, che si accumulano insieme a quelli sulla sua vita, il suo futuro, ma in modo scanzonato, mai banale, in cui ci si riconosce ma col sorriso, con un po’ di simpatia verso se stessi e gli altri. Tutti accumunati dal gran casino, dalle coincidenze e dall’unica alternativa possibile che è quella di andare avanti, percorrere la nostra strada ed imparare senza sapere dove ci porterà.