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    Ponyo sulla scogliera~Miyazaki

    Ponyo si chiama così perchè sembra una spugna, è morbida ma cicciotta come lei. Ponyo è una pesciolina magica mezzo pesce e mezzo umana, figlia di Gran Mammare, una dea del mare dalle fattezze di una bellissima donna e di Fujimoto, un umano che avrebbe deciso di ripopolare il mondo dei mari, eliminando gli esseri umani, convinto che gli animali siano meglio degli uomini. Come dargli torto, d’altronde.

    Ponyo ha la voglia di esplorare, è la maggiore di tante sorelline come lei, si vogliono molto bene. Ma lei è quella a cui piace spingersi sul bordo dell’acqua a prendere i raggi del sole, provare nuove cose, perchè è curiosa. E come spesso capita a chi è curioso e a chi sa osare, si mette nei guai ma poi i guai si rivelano la cose migliore che potesse capitarle.  Per sbaglio giunge a riva, perchè si era spinta troppo lontano a bordo di una medusa per prendere il sole e lì incontra Sōsuke, un bambino della sua età, cinque anni, mentre è intento a giocare con la sua barchetta. Da subito i due si piacciono, basta che si guardino un attimo perchè lui le dia appunto il nome di Ponyo, perchè non sa che il suo nome è Brunilde, la metta nel suo secchiello e la porti con sè.

    Il padre proverà a fermarli e a riprenderla, ma Ponyo riuscirà a fuggire, perchè vuole tornare da Sōsuke e diventare completamente umana. E così accade, torna con le fattezze di bambina, ma una bambina magica. Ponyo riesce ad ingrandire gli oggetti, a farli funzionare se non funzionano più, a sentire gli stati d’animo delle persone e a porvi rimedio, se stanno male. Con la semplicità di una piccola che vede il mondo per la prima volta, che si entusiasma per la luce, per un cucchiao di miele nel tè, per il secchiello verde che l’ha accolta la prima volta, quando aveva ancora il corpo da pesciolina e che ora da bimba, si porta sempre sotto braccio, qualunque cosa faccia.

    Ponyo ha l’ingenuità e la purezza di una bambina buona e anche testarda, che pur di ottenere quello che vuole, fa di tutto e non se ne preoccupa, crea addirittura uno tsumani, scappando dal suo mondo e rompendo i suoi equilibri. Ma alla fine riesce anche ad ottenerlo, insieme al suo Sōsuke, superando mille peripezie in modi e mondi fantastici, conoscendo persone e creature magiche, con semplicità e tenerezza.

    Il loro amore è un amore puro, semplice, semplicemente giusto. Ancora una volta Miyazaki ci insegna cosa sono le cose davvero importanti, spingendoci a staccarci dalla realtà qualche volta, per abbandonarsi alla fantasia, senza per forza cercare dei perchè.

  • Film e Cartoni

    Il mio vicino Totoro~Miyazaki

    Ho visto giorni fa questo film d’animazione di Miyazaki, da qualche parte nella mia memoria, il nome c’era già e mi ricordava qualcosa, quindi ero molto curiosa di vederlo. Anche perchè avevo già avuto il piacere di conoscere l’autore con Il castello errante di Howl e Conan, il ragazzo del futuro, cui sono molto legata.

    Totoro (con l’accento sulla prima o!) è un essere magico, che ha le fattezze di un enorme animale peloso – immagino anche morbido – dagli occhi buoni, che non parla mai, ma emette piuttosto dei suoni indistinti, è goffo data la mole e anche ingenuo, semplice. Fino alla fine non si comprende se sia una creatura reale o piuttosto il frutto della fantasia delle due bambine protagoniste, due sorelle che col padre si trasferiscono in una nuova casa, in un’atmosfera bucolica, vicino al grande albero, dimora di Totoro. Ma in realtà, a ben vedere, non è importante. La caratteristica tipica di questo anime, tratto anche un po’ tipico di Miyazaki, è il sovrapporsi di fantasia e realtà, la mancata necessità di dare spiegazioni, il concedersi di abbandonarsi al surreale, naturalmente. Quì, ho trovato anche irresistibile, la leggerezza. Nonostante alla fine ci sia l’elemento di tensione che potrebbe modificare le sorti della storia in chiave drammatica, tutto viene smorzato, dai personaggi che animano la storia – il gattobus tra questi merita menzione – dalle musiche, dai colori ed i paesaggi che sembrano veri e da una strana atmosfera che aleggia in tutta la storia, la calda sensazione che comunque tutto si può risolvere, con calma, con speranza e senza bisogno di troppe spiegazioni, abbandonandosi al sogno, alla semplicità che Totoro regala e ci regala.