• Istantanee,  Mio

    I passi

    Si fanno passi per andare e a volte per tornare.

    Anche per svago, si fanno passi, sovrappensiero la maggior parte delle volte.

    Passi lenti, veloci, cadenzati, irregolari, sincronizzati.

    Passi a tempo coi pensieri.

    Passi rumorosi o leggeri che non emettono suoni.

    Fedeli compagni di viaggio.

    Si fanno passi per andare e a volte per tornare.

    A volte loro svoltano e tu no. A volte sono pronti ma sei tu a fermarli.

    Pensaci ai passi come parte di te, come parte di un corpo che troppo spesso dimentichi.

    Pensaci, e non lasciare che restino riflessi incondizionati dei tuoi giorni.

    Conta i tuoi passi, guardali e ogni tanto voltati, per stupirti delle strade che ti hanno fatto percorrere e scoprirti, si spera, diverso.

    Mi riconosci ho le scarpe piene di passi…

    Cantava Jovanotti e oggi Giorgia.

    Beh, riconoscili e riconosciti anche tu, nei tuoi passi.

  • Istantanee

    La normalità

    La normalità è un dialogo senza incertezze.

    Sono le ore che passano senza intoppi e senza che neanche te ne accorgi.

    La normalità è quando si è spontanei e vengono fuori battute, risate, commenti o silenzi leggeri, quelli che non pesano, ma che “ci stanno”.

    Quando gli argomenti vengono da soli e non li devi pensare.

    Quando pure i gesti non li devi pensare, li fai e basta.

    Ben vengano i discorsi tanto per dire, le risate leggere, le ore spese a non fare niente di chè, a non pensare a problemi, risoluzioni, paure e paranoie, che a volte neanche le distingui più.

    Ben venga il tempo vissuto semplicemente perchè è tempo da vivere ed è normale farlo.

    Che il tempo dell’orologio scandisca le abitudini, senza dover progettare, prevedere e risolvere.

    Cose tipo…mangio perchè ho fame ed è ora di cena..cose così.

    Invece, la normalità spesso non è semplicità.

    Si sentono dialoghi tra sordi, autocensure per paure e incomprensioni, equilibri delicati di fiducie reciproche da validare continuamente, ragionamenti e revisioni di ragionamenti, traduzioni filtrate, aspettative.

    Auguro a tutti di appropiarsi “semplicemente” di normalità.

     

     

     

     

     

  • Istantanee

    La Marisa

    Oggi ho incontrato una signora di nome Marisa.

    Non avrei mai immaginato di incontrarti, Marisa, nè che sarei stata così predisposta dal propormi per accompagnarti, ma tant’è…è andata così.

    Sarà stato il tuo modo di parlare, quel tuo accento emiliano che mi fa sempre scattare qualcosa dentro e mi ricorda chi sono, oppure quel tuo modo buffo, che anche quello riconosco, di rivolgerti a me: “E chi è questo spilungo?”. Certo, a fianco a te sono davvero alta, tu sei “un metro e niente”, l’ossatura gracile e quell’età fragile di 87 anni.

    Non mi hai dato però l’idea di essere indifesa, non è certo indifeso chi alla tua età decide di uscire di casa in una mattinata di pioggia di inizio novembre, fare l’autostop, ritrovarsi dal giornalaio nella speranza di incontrare qualcuno che possa aiutarti a risolvere il tuo problema: trovare un carica batterie del cellulare che non funziona più.

    Beh, hai trovato me. Ho deciso che non potevo perdere l’occasione  di aiutarti, ma se sono onesta, scusami per questo, più per la curiosità di conoscerti meglio.

    Così, ci siamo ritrovate in macchina, tu volevi andare alla guida, hai detto per distrazione, ma hai provato a farlo anche al ritorno, perchè “una volta guidavi, anche se non eri tanto capace”. Mi hai detto che ti chiami Marisa e scrivi poesie che ti vengono pubblicate nel giornale parrocchiale, ne avevi un paio con te e me le hai lette durante il viaggio. Mi hai detto che sei di Bologna, ma vivi da vent’anni nel comune di Castelnuovo Magra, sei vedova con due figli maschi, e vivi da uno dei due.

    Ti ho lasciato all’Euronics, per andare a fare le mie commissioni, ma ci ho messo poco, avevo paura di perderti e invece ti ho trovata dentro il negozio, al bancone della Vodafone. Avevi acquistato un nuovo cellulare, ma non riuscivi a capire perchè per passare a Wind il commesso ti richiedesse obbligatoriamente i documenti, che non avevi. Ho dovuto spiegarti più volte anche io che erano necessari e ti ho fatto la ramanzina, perchè se ti perdessi in giro nei tuoi viaggi con l’autostop, i tuoi documenti ti servirebbero. Mi hai pure ringraziato per questo, non ci avevi mai pensato, ma effettivamente sarebbe stato meglio, non si sa mai.

    Poi, siamo andate al bar e ci siamo prese un caffè. Ormai avevi capito che di me potevi fidarti, il tuo sorriso quando mi hai vista entrare al negozio, la tua mano sul mio braccio mentre camminavamo vicine sotto l’unico ombrello per andare al bar, me l’hanno suggerito. Al ritorno, non hai nemmeno più commentato quanto fosse lunga la strada, ormai avevi capito che a casa ti ci avrei portata davvero.

    Non siamo mai state zitte, la tua – e anche un po’ mia – tipica emiliana naturalezza di entrare in confidenza con le persone, con semplicità, ci ha consentite di racconatarci molto delle nostre vite, anche se hai parlato più te, col tuo modo buffo di sorridere e di accettare le cose per come vengono, perchè tu “non porti rancore” e quello strano tic di fare sbattere la lingua a lato sui denti emettendo un suono stridulo, smorzato, come un risucchio.

    Il resto che mi hai raccontato, non preoccuparti, come ti ho promesso non lo scriverò. Sono cose tue, io ero solo una curiosa ascoltatrice.

    C’è una cosa però che voglio dirti, che non mi è uscita fuori, per pudore. Attraverso di te, perchè me la ricordi tanto, ho salutato a modo mio mia nonna che non c’è più.

    Al di là di tutto, cara nonna, sono felice di averti detto e ricordato che ho impressi nella memoria quel pomeriggio a cucinare insieme quei buonissimi, caldi e fragranti baci di dama, le tue cotolette panate due volte, il tuo trucchetto del coltello sotto la porta, per togliere la polvere. Per me sono e saranno bagaglio, insegnamenti, indelebili.

    Ciao nonna.

    Ciao Marisa.

  • Istantanee,  Mio

    Sicurezza

    Abbracciami

    Tutto quello che voglio e  ti chiedo è abbracciami

    Se ho paura

    Se sono felice

    Se voglio fermarmi

    Se non so muovermi

    Se sono sola da troppo tempo

    Se sono immersa in troppi volti che non conosco

    Se non so più chi sono

    Se quello che ho scoperto mi paralizza

    Se ho certezze o le ho perse tutte

    Se ho tante domande e poche risposte

    Se ti riconosci in me, ma soprattutto se non ti riconosci

     

     

    Abbracciami

    Se di se non ce n’è

    Silenziosamente

    Gratuitamente

    Accoglimi

     Incondizionatamente

    Poi lasciami andare via.

    Sicurezza.