• Mio

    Il mio nono compleanno

    Sono nato 9 anni fa.

    Sono ancora piccolo d’età, sono solo un bambino.

    Ma sono cresciuto grazie alle parole, alle esperienze, agli occhi e gli sguardi che in nove anni cambiano, e tanto.

    Cambiano sì, ma sono il frutto di una voglia che rimane intatta, 9 anni fa, come oggi: la voglia di guardare, di ascoltare e di stupirsi.

    Buon compleanno a me!

     

  • Istantanee,  Mio

    I passi

    Si fanno passi per andare e a volte per tornare.

    Anche per svago, si fanno passi, sovrappensiero la maggior parte delle volte.

    Passi lenti, veloci, cadenzati, irregolari, sincronizzati.

    Passi a tempo coi pensieri.

    Passi rumorosi o leggeri che non emettono suoni.

    Fedeli compagni di viaggio.

    Si fanno passi per andare e a volte per tornare.

    A volte loro svoltano e tu no. A volte sono pronti ma sei tu a fermarli.

    Pensaci ai passi come parte di te, come parte di un corpo che troppo spesso dimentichi.

    Pensaci, e non lasciare che restino riflessi incondizionati dei tuoi giorni.

    Conta i tuoi passi, guardali e ogni tanto voltati, per stupirti delle strade che ti hanno fatto percorrere e scoprirti, si spera, diverso.

    Mi riconosci ho le scarpe piene di passi…

    Cantava Jovanotti e oggi Giorgia.

    Beh, riconoscili e riconosciti anche tu, nei tuoi passi.

  • Mio

    Soddisfazione personale

    Oggi mi è capitata questa piccola ma grande soddisfazione personale.

    Sì, forse mi basta poco per avere una soddisfazione personale, ma tant’è…per me è importante.
    É andata così: ho letto su fb un post di un mio caro professore di Università e trattandosi di tematiche a cui tengo e legate al mio lavoro, non ho potuto non condividerlo.
    Il fatto che mi abbia commentato in un modo così gentile, mi ha fatto davvero piacere.
    Belli i ricordi di chi è passato nella tua vita e per un attimo l’ha accompagnata.
    Bello ricordare cosa abbiano rappresentato.
    Mi basta poco, sono fatta così.

     


     

  • Mio

    Quasi 37.

    Ne ho quasi 37. Domani sarà il primo mio compleanno in cui tu non ci sei.
    Domani sarà il primo mio compleanno di cui ho memoria in cui pioverà e pioverà forte.
    Anche il tempo rispecchierà la tua mancanza.

    Vado avanti. A passi spediti senza fermarmi. Perché so che funziona così, che si deve fare così.

    E so anche che tu lo vorresti.
    Mentre corro, l’immagine di te mi si palesa davanti agli occhi, all’ improvviso, quando non c’entra niente. Un flash e subito dopo il pensiero dell’impossibilità di rivederti ancora. Perdo in un attimo letteralmente fiato, scuoto la testa e corro di nuovo.

    Il 31 maggio alle 13.28 ero con te l’ultima volta e anche in quel momento ho dovuto scrivere.

    “Ti guardo le mani perché sono le uniche che non sono cambiate.
    La metto sopra la mia come si fa con le principesse, perché questo sei.
    Unghie curate, pelle sottile.
    La senti la mia mano?
    Riguardo una tua foto per rivedere il tuo viso.
    Ti sussurro all’orecchio sperando che in qualche modo tu sappia che non sei sola.
    Ormai, spero ad ogni respiro che sia l’ultimo.
    Grazie di tutto.
    Grazie per l’amore, la presenza, l’aiuto.
    Per l’accettazione incondizionata. Non li dimenticherò mai”.

    A distanza di giorni, c’è ancora molto da dirti.

    Grazie nonna per avermi ascoltato quella volta – e te n’è bastata solo una – per sentirti dire sempre da quel momento in poi, che sono bella.

    Proverò a mangiare l’arancia con forchetta e coltello, come te.

    Per tenere sempre la bocca sempre aperta, non ci sono problemi, lo faccio sempre anch’io.

    Di tossire con la lingua di fuori, non se ne parla, quello non riesco proprio a farlo, rimarrà un tuo primato.

    Quando mi sentirò sola, ti prometto, che rivedrò i tuoi occhi quando mi vedevi e la tua voce che mi diceva “la mia bambola”.

    So che ci sei, dentro e tutto intorno a me.

    Scriverò sempre, proprio come tu mi spingevi a fare.

    Magari un giorno, ma quello non te lo prometto, riuscirò pure a partecipare a un concorso, proprio come volevi tu.

    Scusa se ci ho messo tanto a “sistemarmi” e sappi che se succederà, gli o le parlerò di te.

    Non ti dimenticherò mai.

    La tua “gioia”.

  • Mio

    17 Maggio

    Non è necessario dire tutto.

    Certe cose non si dicono, si fanno.

    Con onestà, dignità e silenzio.

    Che tu possa bastare a te stesso.

    Che tu possa conservare il pudore dei tuoi pensieri, di certi sentimenti e anche delle paure.

    La comprensione che serve, passa attraverso gesti e azioni, più che le parole.

    Le parole sono splendidi ornamenti che possono accecare e distrarre.

    Hanno bisogno di orecchie troppo attente, allenate e presenti. E restano comunque chimere.

    Le parole passano attraverso concetti, veloci, molteplici, privati.

    Ti bastino i tuoi.

    Che ti bastino i gesti, gli occhi, il silenzio e il non detto.

    Quelli che scaldano e dicono tutto.

    Che il dubbio di essere compreso, si trasformi in certezza, comunque.

    La mia grande e piccolissima Fiammetta, la mia nonna, dagli occhi netti color fondente.

     

  • Istantanee,  Mio

    Sicurezza

    Abbracciami

    Tutto quello che voglio e  ti chiedo è abbracciami

    Se ho paura

    Se sono felice

    Se voglio fermarmi

    Se non so muovermi

    Se sono sola da troppo tempo

    Se sono immersa in troppi volti che non conosco

    Se non so più chi sono

    Se quello che ho scoperto mi paralizza

    Se ho certezze o le ho perse tutte

    Se ho tante domande e poche risposte

    Se ti riconosci in me, ma soprattutto se non ti riconosci

     

     

    Abbracciami

    Se di se non ce n’è

    Silenziosamente

    Gratuitamente

    Accoglimi

     Incondizionatamente

    Poi lasciami andare via.

    Sicurezza.

  • Attualità,  Eventi,  Mio,  Racconti

    Vincenzo Moretti e gli abitanti del TAG Sarzana. Nasce un racconto nel giardino dei sentieri che si incontrano.

    Venerdì scorso ho partecipato all’evento Happy Birthday Talent Garden – Sono le idee che contanto!, un evento organizzato per festeggiare il primo compleanno di TAG Sarzana.

    In questa bellissima occasione, tra gli ospiti che ho avuto il piacere di conoscere ed ascoltare, c’era Vincenzo Moretti, sociologo, scrittore e autore del #lavorobenfatto: il blog su Nòva del Sole 24Ore che racconta l’Italia che dà valore al lavoro, alla bellezza, al futuro, quell’Italia che mette testa, mani e cuore nelle cose che fa.

    L’incontro tra lui e tutti gli abitanti del Talent Garden, di cui faccio parte, è stato magico e gli ha fatto nascere un’idea. Ci ha chiesto di scrivere in 20 righe i nostri progetti e il motivo per cui abbiamo scelto proprio quel luogo per realizzarli, perchè ne diventasse un racconto in cui ognuno di noi potesse avere voce. Cogliendo appieno l’identità del luogo, che non è semplicemente uno spazio di lavoro condiviso, ma è soprattutto una comunità di persone che condividono e si arricchiscono reciprocamente, lo ha intitolato alla Borges come Il giardino dei sentieri che si incontrano.

    Alcuni di noi, compresa io, hanno già potuto veder pubblicati i propri contributi sul suo blog.

    E non potevo evitare, proprio qui, di riportare questa bellissima, unica, esperienza.

    Buona lettura!

    Il giardino dei sentieri che si incontrano

     

  • Le cose che ho da dire,  Mio

    Even flow

    No, non l’avevo previsto.

    Che mi piacessero gli Afterhours

    e la tenerezza mi stancasse.

    Di trovare profondo ristoro nel concreto e nella logica

    negli abiti neri e blu

    e nei capelli corti.

    Di cominciare a preferire lo zaino alla borsa

    e le nuvole rosa alle bianche.

    Di cercare la solitudine e la quiete domestica più dei locali e della gente.

    Di riuscire a riempire i miei vuoti costruttivamente.

    Di non vedere, cosi tanto, almeno un po’ di onestà,

    di riuscire a non darla a chi non la vuole ricevere, né la merita.

    Di scoprire che mi hai omesso delle verità, perché per te non dovevano riguardarmi.

    Di costatare che mi sono convinta di potermi fidare profondamente di te e mi sono sbagliata.

    Di poter essere – io?- passibile di invidia.

    Di essere amata diversamente da come mi aspettassi. Ma è amore…no?

    Di avere forza rigenerante, veloce e potente.

    Che Dante aveva ragione, perché la legge del contrappasso esiste

    Che avere provato sia il ruolo del carnefice, che della vittima, rende più comprensivi.

    Che se ci pensi, non perdoni, se ti affidi e ti butti, ce la puoi fare.

    Di tutelarmi con i “no”.

    Di avere detto chiaramente a qualcuno i miei punti di vista, anche scomodi.

    Di vedere ad occhi aperti un figlio mio.

     

    Ma…tutto scorre come un fiume, la portata aumenta e diminuisce, cambia forma,  colori e velocità, e continua a scorrere.

    Seguo il flusso come il fiume, cambio e mi deformo, i miei colori si rinnovano, procedo senza sapere fino a dove, né quanto, ma vado.

     

  • Mio

    La mia faccia nel piatto – POP EAT 2016

    Il 21 agosto prossimo sarò molto felice di partecipare all’evento POP EAT, la prima edizione di un Festival bellissimo, all’insegna di cucina tradizionale lunigianese, arti visive, ricerca artistica e convivialità.

    Ebbene sì, oltre a visitare il Borgo di Castelnuovo come curiosa spettatrice nelle due giornate dell’evento, avrò l’onore di guidare un workshop di scrittura creativa: La mia faccia nel piatto.

    Cosa vuol dire?

    Molto semplice…a partire dalle ricette dei protagonisti gastronomici di POP EAT, proverete a descrivere voi stessi, paragonandovi a uno o, perché no, a più di uno di questi piatti, cogliendone  le caratteristiche salienti, trovando similitudini o al contrario vere e proprie opposizioni.

    A conclusione, per chi se la sentisse, chiederò di leggerli ad uno ad uno e di esporre la propia “ricetta personale” accanto alla ricetta dei cibi. Se avete voglia di divertirvi e mettervi in gioco in un modo diverso, io vi aspetto con grande piacere!

    A prestissimo 🙂

    macchina da scrivere