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    Vincenzo Moretti e gli abitanti del TAG Sarzana. Nasce un racconto nel giardino dei sentieri che si incontrano.

    Venerdì scorso ho partecipato all’evento Happy Birthday Talent Garden – Sono le idee che contanto!, un evento organizzato per festeggiare il primo compleanno di TAG Sarzana.

    In questa bellissima occasione, tra gli ospiti che ho avuto il piacere di conoscere ed ascoltare, c’era Vincenzo Moretti, sociologo, scrittore e autore del #lavorobenfatto: il blog su Nòva del Sole 24Ore che racconta l’Italia che dà valore al lavoro, alla bellezza, al futuro, quell’Italia che mette testa, mani e cuore nelle cose che fa.

    L’incontro tra lui e tutti gli abitanti del Talent Garden, di cui faccio parte, è stato magico e gli ha fatto nascere un’idea. Ci ha chiesto di scrivere in 20 righe i nostri progetti e il motivo per cui abbiamo scelto proprio quel luogo per realizzarli, perchè ne diventasse un racconto in cui ognuno di noi potesse avere voce. Cogliendo appieno l’identità del luogo, che non è semplicemente uno spazio di lavoro condiviso, ma è soprattutto una comunità di persone che condividono e si arricchiscono reciprocamente, lo ha intitolato alla Borges come Il giardino dei sentieri che si incontrano.

    Alcuni di noi, compresa io, hanno già potuto veder pubblicati i propri contributi sul suo blog.

    E non potevo evitare, proprio qui, di riportare questa bellissima, unica, esperienza.

    Buona lettura!

    Il giardino dei sentieri che si incontrano

     

  • Attualità

    E’ ora di dire BASTA!

    Io desidero un futuro per me. Dato che non ho scelto io di venire al mondo, ma mi ci trovo, io pretendo di vivermela sta minchia di vita che mi è stata donata. E non attaccata alla gonna di mia madre per l’eternità, nè alla cintola di mio padre. Ho 30 anni, cazzo. Se mi volto indietro e faccio paragoni, le generazioni dei miei genitori, per non parlare di quella dei miei nonni, alla mia età, avevano famiglia da anni. E per famiglia intendo proprio il pacchetto completo: casa, compagno/compagna, figli, lavoro e animali eventuali.

    Ecco, io mi sono stufata di vivere invece ancora con i miei genitori, senza un cavolo di lavoro fisso, nè di stipendio fisso nè tantomeno sufficiente a garantirmi un buco di monolocale, senza alcuna prospettiva per il futuro, senza alcuna certezza, senza neanche una parvenza di fine, di traguardo da raggiunegere, superato il quale io so che raggiungerò finalmente ciò che desidero: indipendenza.

    Mi hanno insegnato che lo sbattimento che ci metti è direttamente proporzionale ai traguardi che raggiungi. Perchè mi hanno insegnato sta minchiata? Avrebbero dovuto dirmi che non era detto, che al limite ci potevi sperare. O meglio, avrebbero dovuto dirmi, di investire piuttosto sulle mie doti fisiche, sull’alimentare la mia stupidità e superficialità, sull’incrementare le mie conoscenze di uomini ricchi, potenti e tanto “benevoli” e “generosi” per garantirmi, spasso, fancazzismo, soldi, indipendenza e bellezza. Tanto, c’è qualcosa che conti di più ora? Ci sono appigli diversi a cui attaccarsi, ora? Perchè tutto quello che voglio, se lo voglio ottenere, deve seguire quegli step? Cazzo, non ho un euro e mi sono imbarcamenata in 3 lavori uno più precario dell’altro e sono comunque dipendente economicamente, non ho un minimo di sicurezze, non ho un tetto mio da costruire ma anzi dormo in una fava di letto in cui dormivo a 15 anni e, per giunta  non vedo manco una fine a questa mia condizione. Ma perchè devono far vivere una generazione di giovani disillusi e depressi? Ma non dovremmo essere Noi le colonne portanti di questo paese? Perchè sono i vecchi? I vecchi, non l’hanno già vissuta la loro vita? E, scusate il cinismo, non dovremmo ormai, accompagnarli verso la loro dipartita? Cazzo, io sono stufa di essere spettatrice delle vite degli altri, Io PRETENDO una vita MIA!

    Quindi, mi allineo idealmente allo Sciopero di oggi, e lo cito con la maiscuola volutamente, perchè lo nomino con rispetto. Anche se sono a Follo, in uno dei posti più sfigati della storia, a fingere di fare qualche cosa, anche se non ho una ceppa da fare e per uno stipendio che non ho ancora preso, a domandarmi che cazzo ci sto a fare qua e non  in una di quelle piazze. Ci sarebbe da scioperare, sì, ma non un giorno e non solo con la CGIL. Dovremmo farlo davvero il botto, cazzo!

    Rivoluzione, rivoluzione, rivoluzione!!!!!!

    …ma posso parlare, in fondo io? Che tanto sono qua e non là? e non faccio niente per lottare e garantirmelo sto futuro che tanto bramo? Sono solo una vigliacca di merda.

     

  • Attualità

    San Remo

    Che dire del Festival di San Remo?
    Di seguito alcune considerazioni estemporanee, desiderose di commenti e confronti…

    Il tema Povia è sicuramente un tema caldo, si dice che spacchi l’opinione pubblica in due, ma alla sottoscritta onestamente spacca solo una cosa, che è innominabile quì, oltre che chiaramente metaforica, dato il sesso della sottoscritta. Al di là dell’opinabile gusto nel vestire e nel pettinarsi, ciò che conta è la musica ed il testo della sua canzone, unici elementi per i quali andrebbe valutato. Anche se, il look da cattolico alternativo del nuovo millennio, che sembra porsi come esempio alla nuova generazione di rettitudine e di un certo stile moderno di fare buonismo – o qualunquismo? – onestamente è difficile da non notare.
    Ci si prova a spingersi in una valutazione prettamente di contenuti e quello che ne risulta è: pare che la verità di Povia, che chiaramente è una Sua verità, finga solo e male di non erigersi a verità assoluta.
    E allora, al di là dell’essere più meno d’accordo con questa verità, sarebbe più apprezzabile almeno una maggiore onestà e chiarezza di contenuto. Invece, ad un primo ascolto, ciò che sembra fare è il non dire, salvo poi contraddirsi con le inutili, accessorie coreografie del cantante fatte di ditine che timidamente saltellano nell’aria e sorrisi di chi sa di avere la verità in tasca al di sopra degli altri.
    E comunque, dati i contenuti di questa verità, forse quasi quasi è meglio che se la tenga per sè, “l’illuminato”.
    Di Ruggeri si segnala un certo spirito rockettaro un po’ datato ma simpatico anche se ciò che suscita maggiori commenti della sua performance è Andrea Mirò, sua compagna e maestro d’orchestra, adorabile nel suo gesto di spezzare in due le bacchette, appena inquadrata, con gesto buffo di sfida e di totale noncuranza per la “solennità” dell’esibizione sanremese.
    Malika Ayane dal nome improponibile e dalla pronuncia incomprensibile, si distingue onestamente per classe e sobrietà, nonostante i suoni nasali suoi tipici che, incomprensibilmente per chi scrive, sono probabilmente i più apprezzati. Si nota una maggiore sicurezza rispetto alla partecipazione tremolante ed emozionata dell’anno scorso, frutto probabilmente di una maggiore maturità artistica nonchè umana.
    La Fornaciari, se si supera il limite visivo della somiglianza fisica imbarazzante col padre, tanto da farla sembrare un Zucchero con parrucca e voce da eununco, ha una canzone che pur nelle ripetizioni, ha una bella melodia, banale, ma del tutto sanremese ed orecchiabile. Insomma, ti rimane in testa, anche perchè è fatta sostanzialmente solo dalla frase: “il mondo piange…” E va beh, evviva l’allegria, dico io!
    Per il resto, Noemi si distingue per le indubbie doti vocali un po’ mascoline e per l’inespressività incredibile del suo volto, dei Sonohra no comment, Moro m’annoia e Irene Grandi avrà pure una canzone che ci spaccheranno le orecchie a furia di sentirla in radio, ma dovrebbe credo rendersi conto che ha un’età ormai e evitare di fare la teenager che ha un po’ rotto.
    E Valerio Scanu? Ecco, di lui forse si può dire che ha il problema contrario della Grandi, dato che è il più giovane ma sembra il più vecchio: ma come si veste?!? Della canzone, carino che a scriverla sia un ragazzo di 20 anni, un certo Pier Davide di quest’edizione di Amici, ma sentirlo parlare di fare l’amore per tutta la canzone, mi fa un po’ sorridere, proprio lui che poverino non si capisce se abbia una sessualità e se sì, di quale sessualità si parla?!
    Beh, infine, per finire in bellezza senza ironia, Simone Cristicchi viene proclamato ufficialmente il vincitore di quest’edizione di San Remo. Perchè la sua geniale “meno male che c’è Carla Bruni” suggella definitivamente la farsa della kermesse sanremese, fatta di un’aura di solennità solo apparente, di una Clerici impaiettata che presenta seria ma che c’ha ancora scritto in faccia la sua celebre frase “Non posso vivere senza cazzo” e che in diretta tv precisa ” Ho detto la do ma mi riferivo alla pubblicità, non ad altro!”
    Beh, evviva Cristicchi, dico io, e speriamo che vinca. Ma senza dimenticarmi di Marco, a cui do un bel premio per la sua voce meravigliosamente isterica che nonostante la canzone, non manca di farmi venire i brividi.
    In conclusione, caro San Remo,ormai con i tuoi 60 anni, sarebbe anche il caso che rimanessi un ricordo più o meno bello e che andassi definitivamente in pensione.