• Istantanee

    Bonjuor tristesse

    Se una persona sta male e si lamenta della sua condizione fa molto meno effetto di chi sta male e fa battute sarcastiche, ciniche ed ilari evitando di parlare del proprio dramma.
    Per effetto intendo che suscita generalmente maggiore interesse delle persone intorno a sè, che sono naturalmente più portate a dare maggiore attenzione al malcapitato, come se paradossalmente proprio la leggerezza e l’umorismo adotatti fossero direttamente proporzionali al suo dolore.
    La gente non crede al dolore degli altri?
    La gente si annoia ad ascoltare chi sta male o è semplicemente inadeguata nel rispondere a chi ha il coraggio di dichiarare che sta male? La gente non sa cosa dire? …sì, la gente non sa cosa dire.

  • Film e Cartoni

    Il segreto di Vera Drake

    Il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato è labile e difficile da valutare.
    Come le scelte che uno gli capita di dover fare nella vita suo malgrado o che uno fa volontariamente.
    Siamo negli anni ’50 a Londra e Vera Drake è una donnina minuta e tanto buona e gentile tutta presa ad accudire la sua famiglia composta dal marito e dai suoi due figli ormai grandicelli ma che ancora si trovano a vivere sotto lo stesso tetto, pur lavorando.
    Vera Drake ride sempre e dice sempre di sì, ogni giorno appena si sveglia la sua missione è visitare le case del quartiere per dare una mano a chi ha bisogno, rammendare, cucinare, preparare il suo ottimo tè.
    Oltre a svolgere attività di domestica in più case, quelle case benestanti dove c’è la classica padrona di casa con la puzza sotto il naso capace solo di dare ordini senza neanche salutarti.
    Ma Vera Drake non sembra accorgersi di chi la tratta in modo distaccato o in modo maleducato, lei canticchia, sempre e ha una parola buona ed un sorriso costanti.
    Nella sua famiglia la amano e dipendono dalle sue cure, ma sono comunque rispettosi e servizievoli nei suoi confronti, il marito la ama sopra ogni cosa e ringrazia il cielo la notte abbracciata a lei di averla potuta incontrare.
    Nessuno sa però del segreto che Vera nasconde. Lei “aiuta le ragazze che hanno bisogno” procurandogli aborti con l’aiuto di una siringa. La sua cara e vecchia amica d’infanzia le da i nomi di chi ha bisogno del suo aiuto e a Vera basta sapere solo l’indirizzo, che prende e parte e va “ad aiutare”, senza spiegazioni, senza chiedere niente, neanche un soldo e cercando di calmare la povera malcapitata.
    Una giovane donna abusata, una madre di famiglia rimasta incinta del marito troppo sbronzo per accorgersi che troppi figli in una famiglia vanno mantenuti e che non se ne hanno le possibilità.
    Ma Vera Drake viene scoperta e diviene il capro espiatorio di una catena di azioni sbagliate che non partono da lei e che non ha deciso lei, che anzi ignora, cui anzi lei tentava di porre rimedio.

    Di fronte a cose così, come si può non interrogarsi, sul valore della Legge e della Giustizia, di queste grandi e belle convenzioni sociali inventate dagli uomini e per gli uomini, forse anche necessarie per tentare di dare binari al caos della vita, ma che da secoli condizionano vite umane che hanno commesso sì formalmente reati ma che sono sottoposti a giudizio senza il valore della contestualizzazione? La contestualizzazione ha e deve avere il valore che merita. Ma ce l’ha? O meglio, per chi ce l’ha?

    È più facile banalizzare la realtà canalizzandola in giusto e sbagliato, ma lo stesso reato se pronunciato così come appare scritto diventando legge, è così tanto privo di contestualizzazione e di umanità da farmela detestare questa legge.
    È così vero che la Legge serve alla società? L’essere umano è davvero in grado di valutare l’agire di un altro essere umano? Non è percorribile una strada verso un giudizio non asettico delle cose?

  • Mio

    Epiphany

    Prima mi impedivo anche di viverli, poi hai rischiato di rovinarmeli tutti i momenti felici della mia vita, ho imparato a tenerli per me, gelosa, dalla paura che potessi distruggerli ancora. E nonostante tutto, mi ritrovo sempre a farti stare bene, a dare più peso ai tuoi stati d’animo piuttosto che ai miei, perchè tanto i miei non li sai ascoltare. A gestire le cose al posto tuo, provando dolore e responsabilità che non ho mai cercato, che non voglio.
    Io voglio vivere i miei dolori, le mie responsabilità, sperare di godermi la mia di vita, che è già davvero arduo di per sè.
    È questo in definitiva il dolore che sopporto.
    Non solo la paura di affrontare cose che non so affrontare e che fanno male, ma la cocente rivelazione che neanche sono cose mie. E nonostante questo e oltretutto, il timore di non fare abbastanza.
    Che sciocca.