• Libri & Fumetti

    L’improvvisatore ~ Sualzo

    Ultimamente ho una strana sindrome, la fumettite. Sono attratta dai fumetti o per meglio dire dalle graphic novel, che fa più chic. Oltre che per le edizioni, che trovo esteticamente molto belle, sto scoprendo il gusto, che non ho mai davvero avuto, per le storie illustrate, la capacità immediata e visiva di raccontare delle storie.

    Dopo questa doverosa premessa – così capite il motivo per cui recensisco fumetti – vi voglio consigliare L’improvvisatore di Sualzo (Antonio Vincenti), che ho appena scoperto.

    Di solito entro in una fumetteria e sbircio tra le copertine, sfoglio un po’ e se mi ispira compro. Anche per questo fumetto è andata così, era tempo che volevo comprarlo e ora l’ho letto.

    Credo che la storia sia brillante,  in buona parte autobiografica e a me attirano molto le storie di chi si vuole raccontare. I disegni, all’inizio mi stonavano perchè troppo vividi, troppo colorati, ma dopo poco invece ho apprezzato la fisionomia di Elia, il protagonista e me lo ha reso simpatico, anche per le battute brillanti e per l’aura un po’ da sfigato buono ma capace, che si porta con sè. La musica è l’altra protagonista, non solo quella suonata da Elia, sassofonsita jazz maestro solo per sbarcare il lunario, ma anche quella delle parole delle numerose poesie che sono citate e che talvolta accompagnano le immagini senza dialogo, quasi a raccontare loro, la storia. Non ho fatto a meno di notare con piacere la citazione di Pessoa, autore cui sono legata, che da quando avevo letto il suo Il libro dell’inquietudine ci sono rimasta appiccicata come ad una calamita, ma questa è un’altra storia.

    C’è anche l’amore che fa da sfondo, un amore delicato che colpisce Elia all’improvviso e  lo riempie di dubbi, che si accumulano insieme a quelli sulla sua vita, il suo futuro, ma in modo scanzonato, mai banale, in cui ci si riconosce ma col sorriso, con un po’ di simpatia verso se stessi e gli altri. Tutti accumunati dal gran casino, dalle coincidenze e dall’unica alternativa possibile che è quella di andare avanti, percorrere la nostra strada ed imparare senza sapere dove ci porterà.

  • La Canzone del giorno

    Canzone del 26 Marzo 2010

    Nella speranza di togliermi di dosso questa sensazione di insoddisfazione ed i brutti presentimenti che mi attanagliano, per altro alimentati dal tempo uggioso che  oggi aleggia sulla Navacchio patrimonio dell’Unesco, oggi mi concedo di canticchiare una canzone leggera.

  • La Canzone del giorno

    Canzone del 25 Marzo 2010

    Questa è la canzone di oggi.

    La canticchio spesso, oggi in radio l’ho riascoltata e mi sono convinta a pubblicarla.

    Perchè mi ricorda un bel film Ray, sulla vita di Ray Charles, che vi consiglio.

    Perchè Ray Charles era un uomo strano, affascinante e vagamente inquietante.

    E poi, una ventata di passato non guasta mai, per me.

  • Istantanee

    Bulloni

    Ero a Pisa oggi, stavo attraversando il Ponte di Mezzo. C'era molta gente da entrambi i lati, camminava, parlava, confusione. Ho sentito un rumore e cercavo di capire cosa fosse e da dove provenisse. Continuavo a camminare e all'improvviso ho visto che mi stavo avvicinando ad un uomo. Era al bordo del marciapiede, accucciato sulle ginocchia, ho intuito fosse un uomo perchè era coperto anche sulla testa da una giacca blu. In mano aveva un sottovaso di plastica verde scuro, lo muoveva forte, il braccio teso verso i passanti.                                                                                                                             Dentro c'erano 3 bulloni che facevano rumore. E più agitava il braccio, più il rumore aumentava. Un rumore metallico, inusuale, desolante. Intorno, solo passanti che scansavano il braccio e non lo guardavano. Più tardi, sono ripassata di lì. Al suo posto c'era un cartello di cartone, appoggiato. Sopra una scritta tremolante a matita: Grazie.

  • La Canzone del giorno

    Canzone del 24 Marzo 2010

    Oggi canto e ricanto una canzone secondo me molto bella.

    Tutto è iniziato ieri, ero in giro con il cane dei miei, mia madre alle 20.00 aveva avuto la brillante idea di chiedermi di portarlo in giro, dato che lei non ne aveva voglia..io in realtà volevo solo cenare, ma invece niente.

    Beh, ero fuori, camminavo tentando di richiamare Monet – questo è il nome del cane – dato che scorazzava lontano e non mi considerava minimamente, quando all’improvviso, ho sentito una brezza piacevole, calda e mi sono messa a canticchiare questa canzone senza motivo. Avevo in mente l’originale dei Beatles, ma cantandola a mio modo, pensavo che fosse carina una versione al femminile.

    Poi, ieri sera, mi hanno fatto scoprire questa, di versione…

  • La Canzone del giorno

    Canzone del 23 Marzo 2010

    Questa mattina avevo in mente, ahimè, la canzone di Povia di Sanremo…per ovvi motivi non intendo neanche nominarne il titolo, tanto meno pubblicarla nel mio blog.

    In effetti mi vergogno anche di averci pensato. Chi ha letto il mio articolo su Sanremo, sa il motivo di tanto odio.

    Per rimediare,  mi è venuta in mente questa…non so neanche perchè.

  • Istantanee

    pensoescrivo

    Dicono che il cuore sia il muscolo più forte del nostro corpo e che siamo fatti per il 72% di acqua.

    Mi chiedo forte in che senso? Mi chiedo anche se quella percentuale possa spiegare il perchè io nell’acqua mi senta a casa.

    C’è un ragno davanti a me enorme e nero con le zampe lunghe. Cammina per uscire in giardino… no, ora si è fermato e credo mi stia guardando, credo mi stia temendo, ma non sa che io sto temendo lui. Un tempo credo lo avrei pestato, fosse solo per il ribrezzo, ma quando ero bambina l’ho fatto e ne sono usciti fuori tanti piccoli ragnetti, a cascate, credo portasse con sè delle uova. Da allora, quell’immagine non l’ho mai dimenticata, mi sono ripromessa di non farlo più. Ho ancora i brividi.

    Vorrei avere tanti fiori colorati, vorrei fosse una di quelle giornate terse e calde di primavera e girare per le strade, fermarmi in un banco di fiori e sceglierli per portarmeli a casa. Odorarli e sorridere.

    Invece è grigio fuori, non ho fiori, mi guardo le unghie – lunghe – mi do lo smalto e cerco di organizzarmi la giornata, per non sentirmi inutile.

    A volte non so se quello che vivo sia già la mia vita, se le risposte che cerco non siano già davanti ai miei occhi. Mi chiedo se debba smettere di avere la tensione di trovare un senso alla mia vita, di costruirmi un futuro, avere finalmente un lavoro, perchè magari la mia vita è già questa. Pensare che io posso essere solo io, che i modelli altrui sono solo modelli, che non è detto appartengano necessariamente a me. Avere tensioni è utile, se le si può realizzare. Altrimenti, è solo frustrante.

    Io so cosa vorrei per me. E tutto quello che vorrei è calore, amici, cose e cibo fatti con le mie mani, colori e musica.

    Io non sono figlia del mio tempo.

  • Film e Cartoni

    7 Anime

    Spinta dal consiglio di mia madre entusiasta, ieri ho visto  il film 7 Anime. Devo dire, che aveva ragione.

    Sono irrimediabilmente attratta da tutto ciò che è emotivamente pregno, perchè è così che ne intravedo l’autenticità. Poi, mi ha fatto riflettere e io adoro pensare e interrogarmi, provare a trovare risposte.

    Will Smith, come per La ricerca della felicità, dello stesso regista Muccino, è l’indiscusso protagonista, presente in ogni singola scena del film. Ed è davvero credibile nel suo ruolo drammatico, quasi fa dimenticare i tempi di Will, il principe di Bel-Air .

    All’inizio la storia appare contorta e a tratti rischia di presentare il personaggio in modo “antipatico”, oltre il cinismo, sembra deliberatamente e inspiegabilmente un personaggio ostile, cattivo. Ma a poco a poco, se ne intuisce il disagio profondo, la motivazione, anche se la sua realtà viene del tutto svelata solo alla fine.

    Tim, questo il suo nome, è l’incarnazione dell’espiazione volontaria, di chi è talmente e sinceramente pentito del suo peccato, che pone come unico scopo alla propria vita, quello di recuperare. E nel solo modo che crede possibile: non esiste la possibilità della convivenza costante col proprio peso di coscienza, perchè va oltre il dolore, è insopportabile. Esiste solo il rendersi pan per focaccia, fare a sè, ciò che si è fatto ad altri. Io, invece, continuo ad interrogarmi,  su quanto questo sia davvero un estremo gesto di coraggio oppure, in fondo, solo di vigliaccheria, spinta dall’idea costante che portare il dolore con sè, sia più eroico, sempre.

    C’è n’è un’altra di cosa, che mi ha colpita  e che mi ha accompagnato per tutto il film, almeno fino allo svelarsi alla fine delle motivazioni del protagonista, ed è il concetto di  porre la propria esistenza letteralmente al servizio degli altri. Vivere per fare bene ad altri. Certo, è  commovente vedere far del bene e ritengo sia sempre e comunque molto giusto, perchè non ha controindicazioni mai, almeno non me ne vengono ragionevolmente in mente. Anche se, in un’altra ottica, mi sembra piuttosto un gesto autoreferenziale e mi chiedo se in fondo non lo sia sempre. Perchè fare felici, rende gli altri riconoscenti, che poi è l’unico vero modo per attrarli a sè e quindi, in fondo, per essere anche egoisti. E allora, se si fa del bene, si è davvero semplicemente altruisti?

    La fotografia è bella, mai scontata e neanche i dialoghi. E la storia poteva sicuramente portare a scelte ovvie. La colonna sonora, un po’ meno azzeccata, forse poco accuratamente scelta.

    Non riesco ancora a spiegarmi come sia possibile che  Baciami Ancora e 7 Anime siano firmati dallo stesso regista. Che per il cinema italiano, ormai, si debbano proporre solo film di un esistenzialismo di basso profilo, finta mal riuscita copia di quel neorealismo  viscontiano rosselliniano desichiano?

  • Istantanee

    Anelli

    Era venerdì scorso, per la prima volta ero andata al mercato alla Spezia, con Camillo. ( Camilla in realtà è un’amica che si diverte a nominare le cose al femminile, al maschile). In un bar, ordiniamo un caffè e io vado in bagno. Ad accogliermi, una mamma con un bimbo, di una nazionalità poco definibile, tipo sud-americana peruviana, messicana, una cosa così..aspetto che il bambino esca dal bagno e nel mentre decido di lavarmi le mani (perchè direte voi, prima? beh, mi davano noia, erano impolverate, non so), mi tolgo gli anelli, li poso sul lavandino. Mentre le sciacquo, entra lei.

    È una donna anziana non molto alta, ha i capelli biondo platino e porta gli occhiali, indossa una pelliccia – con questo caldo? – ed è tutta ingioiellata: orecchini e 2 o 3 anelli per mano. Ci faccio caso perchè mentre sono intenta a lavarmi le mani, sento che attacca bottone e mi dice : Eh, signorina, non dovrebbe farlo.. E io : Cosa? Lei: Beh, lasciare lì, gli anelli, potrebbe dimenticarseli oppure potrebbero rubarglieli. Sa, mia figlia ne ha perso uno, ma non uno qualsiasi, quello di fidanzamento..ed era prezioso, sa..costava molto. Io ho imparato, non me li tolgo mai, mi lavo con tutti gli anelli!

    È per quello che l’ho guardata meglio e le ho guardato le mani, pensando che forse neanche a letto se li togliesse, me la figuravo tutta ingioiellata, a dormire, sola, a casa sua. Somigliava a mia nonna, non solo per il look, e per l’attaccamento abbastanza evidente ai soldi, ma anche per la disponibilità a parlare, così diretta, così spontanea.

    Mentre mi finiva di raccontare l’esperienza drammatica della figlia e della perdita dell’anello, l’ho guardata anche in volto,ma lei non mi guardava, guardava in terra. Puzzava di alcool. Tanto.

    Il bambino, poi è uscito e la mamma peruviana-messicana ha chiesto alla signora se voleva andare in bagno prima lei. Ovviamente ha accettato. Siamo rimaste fuori, ad aspettarla per 10 minuti buoni, la porta chiusa e la sua borsa era in terra, di fronte alla porta. Una borsa bella ma buffa per lei, una di quelle in plastica, rigide, con farfalle disegnate.

    Finalmente esce, ancora con la gonna da sistemare, sborbotta qualcosa prendendo la borsa da terra, avanza verso di me e il lavandino, parla guardando basso. Si lava le mani e ho conferma che gli anelli lei se li tiene addosso. Dice che ha perso il portafogli, che era stata in farmacia e che aveva perso il portafogli. Ora era meglio tornare a casa e rimanerci, non si sa mai, si perdesse qualcos’altro.

    Le sorrido mentre esce, ma non mi vede. Poi, esco anche io, dico alla mia amica dell’incontro, mi dice: Ma era una signora non tanto alta, con i capelli biondo platino e gli occhiali? Dico di sì. Lei: Ah, beh, prima di entrare è venuta quì al bancone e ha detto: un bel bicchierone di prosecco, con tante bollicine.

    Ah ecco. Sorrido.